Babysitter a Londra, un'esperienza

 

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Ci racconta la sua storia Roberta, da due anni a Londra come nanny/au pair

 Babysitter a Londra
Per chi intende partire per Londra e trovare un lavoro come babysitter (la nanny come si dice in inglese, o anche Au Pair), eccovi un'interessante intervista di una ragazza che ci è riuscita. Ciao, parlaci un po' della tua vita a Londra, come è iniziata, le difficoltà le gratificazioni... 

 

Nome: Roberta


Età>: quasi 27


Quanti anni avevi quando hai deciso di partire: 24


Dove sei stata? 

 

Ho trovato lavoro dall'Italia, grazie ad un sito di italiani a Londra, una famiglia Italo-Brasiliana, cercava una Nanny Live Out. Intervista Telefonica ed il posto era mio. Son partita che avevo già lavoro e sistemazione, presso una famiglia inglese, a Kingston Upon Thames, nel Surrey. In seguito, essendo sottopagata e non riuscendo a pagare l'affitto della stanza, dovetti lasciare la famiglia. Sempre tramite quel sito ne trovai un'altra. Mamma single romana, con bimbo italo-cubano di 7 mesi.

 

L''cominciata la mia vita a Londra, poiché ho abitato per un anno a Battersea. Finito l'anno con questa famiglia, ne ho trovata un'altra e dall'ora vivo a Fulham.


Perché hai deciso di fare un'esperienza come questa?

 

Inizialmente nemmeno volevo partire, mi son resa conto che inseguivo un sogno non mio, poich?son partita, la prima volta per Londra, a Novembre 2012 con un ex fidanzato, per cercare lavoro. Quella volta non and' bene. Dall'ora mi ?rimasta la fissa di Londra, sarei dovuta partire con i miei migliori amici, ma alla fine son partita da sola.


Come sei venuta a conoscenza di questa possibilità

 

Voci di amici di amici, dicevano che a Londra era semplice trovare lavoro. Dopo la mia prima esperienza è in cui trovai un lavoretto come baby sitter part time, che però non mi permetteva di mantenermi è ho pensato potesse essere davvero un buon momento per provarci. Come si dice; meglio tardi che mai. Un'amica poi mi indirizzo su quel sito, dove trovai quasi subito lavoro.


E con la lingua come è andata?

 

Inizialmente ero in panico, avevo lasciato la lingua inglese al liceo, e mi son resa conto è una volta atterrata all'aeroporto è che io non avevo mai parlato inglese in vita mia. Panico che si affievolì con una chiacchiera durata 45 minuti, con un tassista pachistano ed il suo; il tuo inglese ?perfetto. Insomma, una botta di fortuna.


Il momento più bello?

 

Lavorando con i bambini da tempo, ed essendo stata con un bimbo per un anno, credo che il momento più bello sia stato quando mi ha chiamata per nome (a modo suo), un mese prima della nostra "rottura".


Quello più brutto/difficile?

 

La consapevolezza di essere in un posto sconosciuto, senza nessuno, senza la tua famiglia, festeggiare da sola il 25esimo compleanno e poi Natale ed il Capodanno, per la prima volta in vita tua. Lasciare quella che diventa la tua famiglia, dopo un anno, tutti i momenti condivisi insieme e la consapevolezza di aver fatto da madre ad un bimbo non tuo geneticamente, ma che diventa parte di te e della tua vita.


Puoi dare qualche consiglio a chi sta pensando di partire?

 

Bisogna tentare nella vita, prima di dire di no. Noi siamo il nostro ostacolo maggiore. Se negli annunci come Nanny, escono fuori paroloni come "first aid" o "CRB", non bisogna fermarsi e mollare, bisogna tentare. Sono attestati che si prendono per diventare una Nanny in tutto e per tutto, ma ci sono famiglie che accettano la figura di Nanny, anche senza questi attestati. Quindi provate ugualmente a rispondere all'annuncio, specificando che non avete questi attestati, ma che siete disposti/e a prenderne uno, alcune famiglie contribuiscono alle spese del corso.


Conclusioni di questa esperienza?

 

Non pensavo di arrivare a ben due anni di Londra, ed invece sono qui. Sono orgogliosa delle mie decisioni e del mio percorso, seppur sia sempre circondata di italiani e l'inglese lo mastichi, ma non mi importa. Sono felice. Ci sarà empre qualcuno che tenterò di buttarvi già ma voi fregatevene e andate avanti.
 

Un augurio: In bocca al lupo, al prossimo me.

 

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