L'attacco a Londra
La capitale britannica cerca di tornare
alla normalità: aperte quasi tutte le
linee del metro, regolari i mezzi di
superficie. Siamo scossi, increduli,
spaventati e abbiamo poche parole per
commentare quello che è successo. Tutti
si aspettavano che Londra sarebbe stata
uno dei bersagli principali dell'Islam
estremista, ma sembrava, via via che
passava il tempo, che tutto potesse
ricomporsi, in nome dell'intelligenza e
non della violenza. Ora il triste
risveglio.
Come ha scritto Ezio Mauro sulla
Repubblica di oggi,
nonostante il
fatto che il
bersaglio propagandistico evidente di
questo
attacco erano i capi del G8, resta la
sensazione che il vero target e la vera
ossessione dei fanatici siamo noi. Una
normalità forse ricca, è vero, ma una
normalità fatta di attese alla stazione
del metrò, l'autobus che arriva, la scala
mobile che scende e il vagone del treno
che parte, andare al lavoro, entrare a
scuola, leggere il giornale: i piccoli
gesti quotidiani di ognuno, che
collettivamente formano i riti di una
cultura comune, di una civiltà condivisa,
la banalità invisibile e benefica della
democrazia di ogni giorno.
Ed è proprio a questa normalità, per cui
si combatte e purtroppo si muore, che il
popolo londinese, come si sa formato da
200 popoli diversi, sembra aggrapparsi,
non disperatamente, ma appunto
normalmente. E allora anche i
feriti insanguinati facevano la loro
parte, raccontando la tragedia, in modo
sobrio, quasi sottovoce, senza farsi
battere dall'enorme tristezza, che pure
c'è, è presente ovunque. E allora, i pub
erano affollati come al solito, e si
parlava, si discuteva di quello che era
successo.
Oggi, "il giorno dopo" la voglia di
normalità è ancora più grande, per dare
un messaggio da un silenzio assordante a
chi ha cercato di violare questa
normalità fatta di migliaia di piccoli
gesti quotidiani. Si piangono e si
ricordano le vittime, la compostezza non
è indifferenza, anzi. Ma si guarda al
futuro, a cominciare da oggi. Londra è e
vuole essere nel bene e nel male come è
sempre stata.
M.S
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