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LONDRA IN FIORE

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LA REPUBBLICA, 24 Febbraio 2002

LONDRA IN FIORE

All'improvviso, qualcosa è cambiato nei colori e negli odori di Londra. All'improvviso c'è profumo di primavera. Tre settimane prima del previsto. L'inverno più corto e più caldo dal 1659, da quando cioé si registrano le temperature, ha fatto uno scherzo alla natura, e l'ha convinta che è già finito. Gli uccelli migratori non hanno fatto in tempo a sentire abbastanza freddo da partirsene per l'Africa, e sono rimasti. Nel sud dell'Inghilterra i giardinieri non hanno mai smesso di tagliare l'erba, che continua a crescere come se l'inverno non fosse mai cominciato. Migliaia di rane si sono risvegliate anzitempo, affollando gli stagni per un'anticipata stagione dell'accoppiamento. I primi agnelli sgambettano tra il giallo dei daffodils, già sbocciati, in gioioso contrasto con la tragedia dell'anno scorso, quando le loro carcasse venivano ammassate nel fango, offerte in sacrificio al demone dell'afta epizootica. I botanici informano che la celidonia e la farfara sono in fiore. Sui biancospini ci sono già le gemme. Sui sambuchi già le foglie.

Con tre settimane di anticipo è esplosa la incredibile primavera inglese, regalo atteso spasmodicamente sotto questi grigi cieli nordici, esperienza incomparabilmente più intensa che alle latitudini mediterranee, dove il bel tempo lo si dà per scontato, è la norma: un diritto e non un dono.

D'altra parte, l'autunno era stato infinito, un novembre incredibilmente caldo aveva tenuto sui rami per settimane foglie dai colori cangianti che non si decidevano a cadere, prolungando nel tempo uno spettacolo che di norma si concede solo per qualche giorno.

Il clima di Londra è cambiato. Tra il 13 gennaio e il 12 febbraio ha fatto caldo come mai nella storia, una media di 8-10 gradi, contro i "normali" 4-6. Anche ottobre era stato da record: 14 gradi di media. Cosi' l'inverno è rimasto schiacciato tra un lungo e languido autunno e un'improvvisa e anticipata primavera.

Dicono che sia colpa dell'effetto-serra. E dicono pure che sia una maledizione per la natura ingannata, perchè gli uccellini che nasceranno prima non troveranno gli insetti da mangiare, gli alberi che germineranno in anticipo faranno fuori quelli più lenti, e i ratti - approfittando del caldo - si riprodurranno a un ritmo innaturale e pericoloso. Sarà. Ma per noi che viviamo in un ufficio, scrutando un metro quadrato di cielo mai azzurro, sembra piuttosto una benedizione. Ci viene da urlare: viva l'effetto serra!

Antonio Polito

(17 giugno 2001)


 

 

 

 

 

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