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IL "FUMO DI LONDRA" NON C'E' PIU'

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LA REPUBBLICA, 17 giugno 2001

IL "FUMO DI LONDRA" NON C'E' PIU'

A Londra si respira a pieni polmoni. Il "fumo di Londra" è un ricordo del passato. La più vasta e trafficata metropoli d'Europa è anche quella col minore inquinamento atmosferico. Vivendoci, si scoprono cose strane. Tutti gli amici italiani che conosco hanno fatto una constatazione empirica: le vie respiratorie dei figli si ammalano molto meno da quando hanno lasciato il Belpaese. Le statistiche confermano: il dominio della marmitta catalitica, i venti costanti che spazzano la città e l'alta concentrazione di spazi verdi anche nel centro, tengono l'aria più pulita che altrove.

Ma, di recente, il libro di uno scienziato, lo statistico danese Biorn Lomborg, aggiunge qualche particolare sorprendente. L'aria di Londra, secondo lui, non è mai stata così pulita dal 1585. Il "fumo" sporco e puzzolente che è stato raccontato dalla storia, dall'arte e della letteratura per secoli è completamente sparito. E sì che era spesso, come si può ancora vedere nei dipinti di Monet o di Turner, come si può leggere nelle storie di Dickens e di Conan Doyle. La svolta avvenne nel 1956, quando la Clean Air Act proibì l'uso di tutti i combustibili che producevano lo smog, la nebbia caratteristica della città.

Che cosa doveva essere Londra a quei tempi si capisce dalla quantità di camini che ancora ci sono nelle case, oggi tutti spenti e rigorosamente vietati. Appena cinquant'anni fa, la bronchite era conosciuta come la "malattia inglese". E nel 1952, quattro anni prima del varo della legge, il "Great London Smog" uccise 4000 persone in un solo inverno. Da allora, perfino le ore di sole di cui gode la città sono aumentate del 70 per cento.

La lotta contro l'inquinamento di Londra è però più antica: cominciò settecento anni fa. Il primo a provarci fu Eduardo I nel 1285, cui si deve la prima legge ecologica al mondo, che proibiva la combustione del carbone. Durò poco. Man mano che l'urbanizzazione distruggeva le foreste intorno alla città e faceva mancare la legna, i cittadini della capitale cominciarono a fare grande uso di carbone di bassa qualità e basso prezzo. Al punto che nel '500 Elisabetta, personalmente "molto infastidita dal sapore e dall'odore" dell'aria cittadina, ristabilì la proibizione almeno per la parte dell'anno in cui il parlamento era in seduta. Non bastò: due secoli dopo Shelley scriveva: "L'Inferno deve essere come Londra".

La "rivoluzione" ecologica è perciò tanto più sorprendente. Dimostra che non è affatto vero, come spesso crediamo, che viviamo nella peggiore delle epoche possibile, smentisce molti catastrofismi sul progresso, e ci dice che ciò che l'uomo può fare, può anche disfare. A Londra, l'inquinamento non è un nuovo problema che sta peggiorando, ma un vecchio problema che sta migliorando.

(17 giugno 2001)
 

 

 

 

 

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